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Capannelle: continua il ping pong di comunicati tra il Comune e Hippogroup

La situazione diventa sempre più complicata invece di schiarirsi.
Il comune rimane fermo su un punto chiave:
– il canone di affitto di 66mila€ non è definitivo
Indora la pillola invitando Hippogroup a presentare (già fatto in passato) relazioni istituzionali per lo sconto avuto sul canone originale oltre ad un piano d’investimenti futuri che giustifichino un allungamento della concessione.
La risposta alla pillola indorata sarebbe interessata anche la Corte dei Conti e la procura di Roma visti gli esposti pendenti.
Una domanda poi sorge spontanea, in quanto tempo e chi giudicherebbe l’eventuale piano presentato da Hippogroup? Entro 24 ore o alcuni mesi?  E nel frattempo?
Buio più assoluto.
Siccome poi gli ippici non si fanno mancare nulla, ecco che, come il convitato di pietra, entra in azione il sempre presente TAR del Lazio.
Il quale se potesse sopprimerebbe l’ippica visti i continui contenziosi che genera.
Ad oggi nessun tribunale amministrativo ha riaperto un ippodromo.
Hippogruop non ha nessun obbligo, la concessione è scaduta anni fa e ha scritto al Mipaaft che non era disponibile per le corse 2019.
La stupidità è stata dell’estensore del calendario che ha inserito Roma Capannelle in calendario nonostante le richieste di Hippogroup.
Se questo “illuminato” avesse assegnato giornate a Livorno, Grosseto e Milano San Siro gli zelanti adoratori del TAR avrebbero richiesto l’apertura di questi impianti?
Tra richieste tribunalizie o proclami di occupazioni di sessantottesca memoria dobbiamo amaramente ammettere che aveva ragione D’Alessio: è necessario un tavolo!

RedBlack

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