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Carenza di trasparenza e il piano inclinato dell’ippica

L’ippica italiana vive in una casa di vetro, purtroppo però i vetri sono appannati e la vista verso l’interno è confusa.
Il problema dell’iscrizione al Derby è solo la punta dell’iceberg di situazioni poco chiare e di regole approssimative.
Il cattivo vezzo di far passare notizie attraverso canali non ufficiali è cosa antica e purtroppo applicata da molti.
Alcuni sanno del calendario prima degli altri. La famosa claque ministeriale, oggi dimissionata, si vantava delle sue anticipazioni e via di questo passo.
Quando la velina assurge a fonte di notizia in mancanza di comunicazioni ufficiali, vuol dire che l’unto di scarsa credibilità del sistema ha fatto un altro passo avanti.
In tempi di connessione totale d’informazioni date in tempo reale in tutto il mondo solo nelle oscure stanze ippiche nulla di ufficiale, si sa e nulla è comunicato.
Perché?
Dulcis in fundo, i soldi delle iscrizioni, a prescindere dal risultato, sono ancora state versate sui conti correnti del Mipaaf quindi dispersi fino all’anno prossimo, ad essere ottimisti, ad essere realisti, invece, persi e basta.

Il piano inclinato

È ormai da molti anni che l’ippica italiana ha una direzione ben precisa: verso il basso su un piano inclinato.
Piano inclinato per le disponibilità economiche visto che le scommesse erano in calo prima del covid e per quest’anno saranno ancora in calo.
Piano inclinato per le competenze tecniche nella predisposizione del calendario e della programmazione influenzati per anni da chi faceva gli interessi propri.
Piano inclinato per la credibilità della giustizia sportiva settore dove i controllori non sono mai controllati.
Ora la vicenda del Derby di galoppo che, a prescindere da chi avrà ragione, pone l’ippica italiana sul solito piano inclinato della credibilità.
Dopo il calvario dei pagamenti che hanno portato il galoppo italiano fuori dall’uscio del comitato pattern, questa proprio non ci voleva.

RedBlack

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