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Contratti che vanno contratti che vengono

I contratti che rimangono in sospeso per quanto riguarda gli Ippodromi non è una novità.
Da alcuni anni lo schema è sempre lo stesso.
Si finisce l’anno lamentandosi che senza il contratto nel nuovo anno non si potrà ricominciare, si inizia l’anno con le promesse, poi ci si accorge che il decreto deve essere riscritto con nuove regole e inizia la tarantella.
Un’avanti indietro con la Corte dei Conti per arrivare a settembre iniziare a firmare i contratti e incassare a dicembre.
Quest’anno per ora si ricalca lo schema e s’inizia a discutere sui nuovi parametri.
La situazione è sempre la stessa, di parametri che misurino effettivamente i servizi resi, che monitorino l’eventuale impatto positivo per il rilancio dell’ippica, non se ne parla nemmeno.
Ognuno cercherà il parametro più remunerativo per sé e poi Pantalone per tutti.

In questi giorni poi si sta assistendo all’ennesima catastrofe, figlia del decreto ippodromi 2018, che ha eliminato i centri di allenamento dai rapporti con il Mipaaf.
A Milano si cerca di far firmare contratti, molto pesanti per gli operatori.
Speriamo che sia solo un maldestro tentativo di scaricare la mancata remunerazione dei centri di allenamento sugli operatori.
Il sospetto che una tenaglia si sta stringendo sull’area: riqualificazione area stadio e olimpiadi 2026.
Il fulcro dei due bracci della tenaglia è il fondo Hines.

Speriamo.

RedBlack

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