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Decalogo di Trotto Italia

La gestione dell’ ippica da parte del Mipaaf, gli interventi spot del Presidente dell’Anact e dei suoi fidi, il mal riuscito colpo di mano di Trotto Italia, lo sfascio del settore, rappresentano l’esempio lampante di come è gestita l’ippica e di come questi signori  intendono continuare a farlo: un’ippica per “soli predestinati”.

 

          Queste le considerazioni in politichese.

  1. La colpa è degli altri. Prima di tutto di quelli che non sono compiacenti, ma protestano. La colpa è la loro, perché “pensano di riacquistare un ruolo”. Non è del Mipaaf, né dello sfascio tecnico e amministrativo, finanziario, programmatorio.
  2. Il Mipaaf è buono. Tanto che si è abbassato a dialogare con le associazioni. Quanto alle società di corse, la colpa dello sfascio è la loro, perché negli ultimi dieci anni non hanno fatto nulla.
  3. Il montepremi dovrà continuare a scendere proporzionalmente al calo delle scommesse. Per qualsiasi differenza si dovrà provvedere da soli.
  4. Vi è un piano strategico del Mipaaf, dell’Anact  che presto si trasformerà in Trotto Italia: diminuire gli ippodromi (tanti diventeranno delle “vetrine”), ridurre il numero dei cavalli, sviluppare le scommesse ippiche secondo programmi da fare. Insomma: per il momento eliminiamo cavalli e ippodromi, poi si vedrà.
  5. I milioni di euro del Preu promessi non sono materialmente entrati nelle Casse del Mipaaf. Speriamo che non siano virtuali come i soldi offerti per i minimi garantiti e mai arrivati perché scontati e fatti pagare alle categorie con la diminuzione del montepremi. Speriamo non se li siano inventati, dicendo una balla pubblica.
  6. I nuovi giochi saranno fatti. Prima o poi. Ancora dobbiamo decidere quali. Ma state tranquilli.
  7. I tecnici al Mipaaf mancano, è vero. Ma prima o poi li assumeremo. Non a breve termine, ma li assumeranno. Intanto i nostri amministrativi certificano i bilanci nel modo che tutti sappiamo.
  8. La colpa è dei cavalli. Le corse debbono essere diminuite e i cavalli mandati al macello. Bella selezione. (Ma al Mipaaf sanno che cosa è una corsa di cavalli?)
  9. La colpa è degli altri, di quelli che ci hanno preceduto. In soli 5 anni come potevamo considerare aspetti come la qualità del prodotto, le tradizioni sul territorio, le esigenze del pubblico? Forse per il Mipaaf il tempo medio per capire qualcosa deve superare i 10 anni?
  10. Non saranno chiusi tutti gli ippodromi. Saranno “differenziati”. Basta non pagarli e diventeranno “locali”. Quindi, non verranno chiusi, solo che lì non verranno più fatte corse. Serviranno per la promozione (quale, quella dei comizi elettorali?). Cultura, pubblico? Non sono numeri e vanno tagliati.

Tev

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