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Corse italiane in Eurovisione: a quanto ammontano gli introiti? Questa volta se falliamo, chiudiamo

Un fatto ha dato una scossa al popolo ippico.

In Inghilterra hanno messo in palinsesto le corse di galoppo di ieri ad Agnano, raccogliendo gioco a quota fissa sul mercato che fa riferimento a quegli assuntori di gioco.
Orgoglio nazionale e soddisfazione, tutto questo può essere un ottimo traino pubblicitario per il movimento italiano, massacrato dal Comitato Pattern come credibilità.
Una domanda sorge però spontanea, in termini di soldi quanto ha prodotto per la filiera ippica?
Ha incassato il MIPAAFT, l’ippodromo di Agnano, insomma non è importante chi ma se qualcuno in Italia abbia avuto un vantaggio economico.
Si potrebbe conoscere? Così per trasparenza.
Del resto noi italiani ogni volta che acquistiamo corse straniere da mettere in palinsesto paghiamo puntualmente.

Sempre a proposito di palinsesto e scommesse, che generano gli introiti per l’ippica, sarebbe interessante sapere se lo spostamento delle giornate degli ippodromi chiusi, il cui decreto è ancora disperso nelle nebbie ministeriali, sono state decise da un ragionamento tecnico mirato a non far diminuire le già scarse risorse oppure per questioni clientelari.
I numeri della raccolta saranno giudici imparziali di questa scelta.

Un’ultima considerazione sulle sommesse.
Tutti si scagliano contro MEF, AAMS, SOGEI rei di non fare nulla per riformare le scommesse: è la più grande stupidaggine che si possa sentire.
La richiesta della riforma delle scommesse deve, e sottolineo deve, essere avanzata con proposte concrete dal MIPAAF e da nessun altro.
Questo nella storia ippica è sempre stato fatto dall’UNIRE, quindi oggi dal MIPAAFT, poi le varie proposte possono essere state intelligenti, utili o fallimentari ma il come riformare le scommesse arrivava sempre dall’UNIRE.
MEF, AAMS, SOGEI intervenivano per stilare regolamenti e fattibilità tecnica e il parlamento talvolta interveniva con le leggi necessarie per renderlo operativo o con modifiche sulle aliquote, ma l’impianto di quanto serviva era su proposta del soggetto ippico di riferimento.
Cosa succede invece oggi? Tutti buttano la palla agli altri, evitando di assumersi la responsabilità.
Perché?  Incompetenza, paura, una volontà politica?

Il massimo dell’assurdo, poi, è che la “punta di diamante“ per disegnare il futuro, la famosa Task Force, non ha tra i suoi componenti le competenze e incredibilmente nemmeno l’incarico di parlare di questo argomento.
Si vuole dare un futuro all’ippica scansando il problema focale, l’incremento delle risorse.
Allucinante o meglio incomprensibile.

Se poi qualche ippico sprovveduto è arrivato a sostenere che l’emendamento sulla quota fissa dell’anno scorso avrebbe portato vantaggi enormi agli assuntori di gioco e nulla agli ippici, chiedetevi perché, e la risposta è proprio quella che pensate: non per soldi ma per denaro!
Del resto l’abbiamo ripetuto più volte, la “situazione è tragica ma non seria” (Flaiano).

Se qualcuno s’illude che lo stato continuerà a mettere denari sull’ippica si risenta le parole del sottosegretario Giorgetti sul futuro del nostro comparto: l’ippica dovrà camminare da sola.

Marco Folli- Presidente Organismo Ippico
Francesco Gragnaniello – Presidente U.P.T.
Mario Minopoli – Vicepresidente C.I.G.A.

 

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