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Decreti ippodromi: dopo oltre due mesi siamo ancora daccapo

E’ proprio vero che nessuno è più sordo di chi non vuole sentire!

Appena esce un decreto dal Mipaaft, i cantori a gettone, i fiancheggiatori a prescindere, urlano la loro gioia per l’ennesimo problema risolto.
Certo se oltre ad urlare la loro piaggeria, leggessero pure quello che viene pubblicato sarebbe meglio, ma si sa che leggere, comprendere ed eventualmente criticare sono attività totalmente avulse dal loro programma cerebrale.
Esaminiamo nello specifico il decreto per il calendario e la remunerazione degli ippodromi appena pubblicato.
Come avevamo già ampiamente anticipato il decreto scritto da Babbo Natale o dalla Befana, lo capiremo in seguito, era stato rimandato al mittente dalla Corte dei Conti.
Nonostante tutte le negazioni dette, la pubblicazione del nuovo decreto spiega come il precedente sia stato cancellato.
Quindi si riparte dopo aver perso due mesi e mezzo, alla faccia di chi diceva che era un problema risolto.
A metà marzo si riparte con un decreto che deve essere ancora approvato dalla Corte dei Conti come chiaramente scritto nell’ultima riga dello stesso.
Alcune considerazioni sono d’obbligo, la data di registrazione è il 29 gennaio mentre la pubblicazione sul sito è del 6 marzo.
Che cosa è successo in questo frangente? Si è forse cercato di convincere la Corte dei Conti?
Se questo fosse vero come mai non è stato pubblicato il testo già vidimato?
L’attuale pubblicazione è un forzare la mano di fronte ai dubbi dei controllori contabili?

Di fatto ad oggi nulla di definitivo è stato ancora prodotto.

I problemi maggiori sono però nel testo dei parametri, relativi alla remunerazione degli ippodromi.
Tre parametri totalmente avulsi dalla qualità dei servizi dati agli operatori della filiera ippica o parametrati alla raccolta delle scommesse unica fonte certa delle risorse ippiche.
I tre criteri sono ridicolmente calcolati sul biennio 2017/2018, quando era in funzione il decreto 681 di Castiglione, oggi soppresso perché dannoso per l’ippica e sono:

  • Numero giornate
  • Numero cavalli partenti
  • Numero Gran Premi o corse di gruppo

Per non smentire questa scelta fatta da “ignoranti” (nel senso che non conoscono, ignorano) in materia ippica, dopo la bocciatura della Corte dei Conti e del buon senso, sono stati ripresentati con un’aggiunta che sembra essere la “supercazzola” del Conte Mascetti, cioè una frase ampollosa che non dice assolutamente nulla:

“(quota) rimodulata in base all’apporto del singolo impianto rispetto alla programmazione nazionale

Quindi decretati totalmente inutili alcuni parametri basilari degli impianti ippici:

  • Avere o meno centro di allenamento
  • Numero di box disponibili
  • Avere o meno impianto illuminazione
  • Qualità e sviluppo dell’impianto d’illuminazione
  • Avere pista in sabbia o in erba e relativa superficie
  • Organizzare corse di galoppo in piano, ostacoli, angloarabi o corse al trotto
  • Avere pista per ostacoli o meno
  • Nessuna differenza tra un impianto di trotto o di uno di galoppo o di uno multiplo
  • Che esistano servizi per gli operatori e per gli spettatori (bar, ristoranti servizi ecc….)
  • Scommesse effettuate sul campo o fuori
  • Retribuzione del segnale televisivo
  • Fare 30 giornate di corse in 3 mesi o in 12 mesi sembrerebbe uguale.

Per non smentire babbo natale o la befana si mette a rischio l’intera ippica italiana.

Siamo a metà marzo e nessun decreto è operativo e il Capo Dipartimento dovrà arrampicarsi sugli specchi per fare entrare tutte le variabili nella frase “supercazzola”.
Per dare certezze economiche agli ippodromi, dovranno essere predisposti ancora due decreti ministeriali, essere redatti i singoli contratti e inviato il tutto agli organi di controllo contabile e averne avuto il via libera.
La verità è una sola, oggi nessun ippodromo sa:

  • Quanti sono i soldi disponibili realmente per gli ippodromi
  • Quanti soldi prenderà nel 2019
  • Quando potrà sottoscrivere il proprio contratto
  • Quando potrà inviare la prima fattura
  • Quando avrà il primo bonifico

Chi afferma il contrario mente e millanta, come vere, le famose notizie date dagli “amici” in barba alla trasparenza.

Riassumendo gli ippodromi saranno pagati sui parametri 2017/2018, la Task Force lavora per il 2020 e in questo 2019, che pare non esistere per il MIPAAFT, l’ippica deve rapportarsi con emeriti ”ignoranti” (nel senso che non conoscono, ignorano) la materia ippica.

Speriamo di sopravvivere.

RedBlack

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