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Diritti, doveri, rappresentanze e opportunisti

Quello che sta succedendo in questi giorni sul capitolo ippodromi è rappresentativo dello stato confusionale dell’ippica.
E’ un diritto di ogni categoria protestare per i propri diritti nelle forme che ritengono appropriate.
Quindi è sacrosanto che alcuni ippodromi non accettino i partenti se pensano in questo modo di protestare in modo lecito.
Ma è dovere di un professionista difendere il proprio lavoro e gli interessi di chi gli ha affidato un compito.
E’ questo il caso degli allenatori ippici, i proprietari gli hanno affidato i loro cavalli perché li facciano correre al momento che ritengono opportuno e questo è il loro dovere: preparare i cavalli e iscriverli alle corse.
È un dovere verso chi li paga, cioè i proprietari.
Quindi gli allenatori hanno il dovere di iscrivere i cavalli e se poi le società non accetteranno i partenti, pazienza, non è loro facoltà aprire gli Ippodromi.
Potranno certo condividere moralmente la posizione degli ippodromi ma non astenersi dal dichiarare i partenti se non per i loro cavalli e per quei proprietari che hanno deciso di sospendere l’attività dei loro atleti.
Ugualmente le associazioni di categoria dovrebbero condividere il senso di quanto fanno gli Ippodromi ma invitare i loro associati a essere professionisti e tutelare i loro clienti, i proprietari.
Questo è il compito di una rappresentanza, indicare il bene comune ma invitare i propri associati a compiere il loro dovere.
Certo come sempre capita qualche opportunista che approfitta di ogni scusa per arrampicarsi in cima alla barricata per farsi vedere o perché gli è stato ordinato di parlare è un dato di fatto tipicamente ippico italiano.
La rappresentanza di una categoria è una cosa seria e difficile e fortunatamente già da qualche tempo sta avvenendo un ricambio che dovrà completarsi nel più breve tempo possibile, l’epoca degli insulti, minacce e becerate deve finire.

RedBlack

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