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GRIDO DI DOLORE E ATTO D’ ACCUSA

Grido di dolore e atto d’ accusa

Da molti anni ormai stiamo assistendo ad una radicale trasformazione degli ippodromi di trotto in Italia.

Fino a poco tempo fa la maggior parte degli ippodromi di trotto in Italia oltre ad essere il “teatro” delle corse era anche la “casa” dove vivevano e venivano allenati e preparati per le corse i cavalli .

Questa sinergia permetteva di avere un buon numero di cavalli stanziali in ogni ippodromo, che favoriva la riuscita delle corse e vista la diversa attitudine dei cavalli la loro distribuzione sul territorio nazionale presso la struttura che meglio si adattava alle caratteristiche dei cavalli.

Da alcuni anni si sta assistendo invece alla chiusura progressiva della maggior parte dei centri di allenamento negli ippodromi.

Tutto questo dovuto per due fondamentali ragioni:

  • La volontà delle Società di Corse di non avere rapporti economici con proprietari, allenatori e guidatori ma soprattutto aver mano libera per la eventuale vendita o riconversione delle aree degli ippodromi
  • Il sempre minor peso che il pagamento dei centri di allenamento ha nella distribuzione dei soldi da parte del MIPAAF alle società di corse.

Dunque oggi è economicamente conveniente non avere cavalli stanziali così le strutture sono immediatamente disponibili in caso di chiusura ei soldi che arrivano sono sempre ugualmente gli stessi.

Tutto questo dimostra la miopia di coloro che si occupano dell’ ippica Italiana visto che la cacciata dei cavalli dagli ippodromi provoca dei danni in molte realtà sul numero dei partenti e un impoverimento generale della cultura ippica in molte città dove di fatto l’ ippodromo da centro vivo ogni giorno è trasformato in un spazio deserto e vuoto per la maggior parte del tempo.

Per chi come me è nelle ippica ,insieme alla sua famiglia da parecchi decenni tutto questo fa male, vedere ippodromi storici con pochissimi partenti e con ancor meno arrivati è un segno della decadenza dell’ ippica

Vedere questa indifferenza per rendere vivi gli ippodromi tutti i giorni, vedere il menefreghismo verso la possibilità che molte persone si avvicinino al nostro meraviglioso mondo, vedere la prevalenza di bassi interessi speculativi rispetto alla storia dell’ ippica mi fa disperare sul futuro del nostro mondo.

Questa mia lettera vuole esser un atto di dolore e di accusa verso chi negli ultimi anni, a prescindere dal colore politico, ha professato a parole di voler rilanciare l’ ippica ma nei fatti distribuiva i soldi agli ippodromi con convenzioni che minimizzavano o addirittura eliminavano i contributi ai centri di allenamento presenti negli ippodromi.

Far viaggiare i cavalli fa aumentare i costi mentre i premi al traguardo per le corse “normali”  continuano a calare, ormai solo pochi cavalli da Gran Premio riescono a mantenersi, la maggior parte degli altri no.

Non è troppo tardi per ritornare su queste assurde decisioni.

Ripensateci, se farete vivere l’ ippica tutti i giorni negli ippodromi le darete un futuro!

 

ANTONIO MEROLA

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