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Il dito e la luna

Da un articolo sul “Corriere” è partita una discussione sui vari social su Milano in particolare e sull’ippica in generale.
Partiamo da un punto positivo e cioè che un giornale con, forse, la maggiore tiratura si occupa d’ippica e soprattutto con un intervento di un personaggio pubblico famoso nella sua professione che declina il proprio amore per il cavallo e le corse.
Come sempre capita gli opposti si sono sbranati, da una parte chi per “lavoro” difende la proprietà di Milano e chi attacca a prescindere gli ippodromi.
Si è guardato al dito e non alla luna.
L’articolo mette in evidenza (la luna) come il sistema ippico italiano non si pone in modo tale da favorire i proprietari presenti (pochi) che non siano anche allevatori e allenatori e soprattutto non favorisce l’entrata di nuovi proprietari.
Tutto si è consumato sul fatto scatenante, il contratto proposto (il dito), chiamando in causa vecchi livori e nuove mancanze.

Occupiamoci della luna: purtroppo l’ippica italiana attuale è un mondo che si sta chiudendo sempre di più su se stessa cercando di far sopravvivere chi ad oggi è all’interno del circuito, con il ministero più occupato a  distribuire quello che la politica mette a disposizione piuttosto che di provare a rilanciare il settore.
Quindi si litiga per raccogliere la maggior parte dei soldi sul piatto a prescindere che questa distribuzione sia finalizzata al rilancio piuttosto che a soddisfare rendite di posizioni inveterate o da chi ha gli agganci migliori.

Occupiamoci del dito: il contratto per l’uso del centro di allenamento, che sarà ridiscusso a breve, è solo la punta di un iceberg che può affondare l’ippica. Quando si distribuiscono soldi pubblici e ci si appoggia a un decreto giudicato da tutto il mondo ippico, un’autentica assurdità, i danni sono infiniti.
Aver dato l’assist con il disinteresse del Ministero verso i centri di allenamento a società che non aspettavano altro è un grosso problema, purtroppo però l’enorme area di non trasparenza che aleggia intorno all’ippica (lavoratori in regola, box pagati ecc.) si aggrappa alla enorme realtà dei pagamenti a 180gg, ha ingenerato questo corto circuito.

Sottolineiamo la blanda risposta sui quotidiani di SNAITECH: certo ci sono stati 800.000 mila persone all’ippodromo è importante per la società ma se di questi forse solo il 5% è arrivato per le corse (giornata FAI compresa) è molto grave per l’ippica.
Si tergiversa sempre sul futuro del comprensorio, si fanno chiacchiere ma in un area probabilmente coinvolta in un tumultuoso sviluppo (Stadi, aree commerciali, olimpiadi) risalta il rumoroso silenzio della proprietà di come le aree ippiche si possano inserire e prosperare in questi enormi investimenti.
L’ippica farà parte di questo sviluppo o lo subirà passivamente?

RedBlack

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