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Il target di pubblico dell’ippica è anzianotto, quello dello sport invece essenzialmente giovane

Perché l’ippica italiana si possa prima riprendere e poi cercare un rilancio, è fondamentale che tutte le sue componenti, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli, lavorino insieme, senza personalismi e interessi particolari, presentandosi compatte nei confronti dei Ministeri di riferimento, con una visione comune delle cose da fare e un progetto credibile per tornare ad avere un’esistenza quantomeno dignitosa. E devono emarginare quei suggeritori occulti, ma notori che con i loro maneggi hanno cercato e talvolta sono riusciti a indirizzare le decisioni politiche verso interessi particolari, i propri o quelli degli amici e degli amici degli amici, a danno di quelli comuni.

Perché gli allevatori, che devono continuare a produrre bene, hanno bisogno di proprietari che acquistino il risultato del loro impegno ed entrambi hanno bisogno di ippodromi accoglienti e funzionali per seguire con maggiore entusiasmo i propri cavalli e perché il pubblico possa tornare a considerare i teatri delle corse una delle mete possibili per il proprio divertimento. C’è insieme l’esigenza di corse il più possibile equilibrate e spettacolari per riaccendere la passione per la scommessa ippica, da rendere più competitiva nei confronti di quelle sportive e degli altri giochi tramite un ribasso dei prelievi.

Il giocatore ippico non nasce dalla scommessa, ma dall’evento sportivo.

L’ippica risente di una sorta di ghettizzazione che spinge il settore ad autoblindarsi. L’impressione è che gli stessi ippici desiderino tenerla “riservata” a loro stessi, a non fare mai nulla per farla apprezzare e conoscere dal grande pubblico. Tale situazione ha portato  ad un invecchiamento complessivo del parco giocatori.

La premessa perché gli utenti che giocano sui cavalli si svecchino è che i parametri delle sovvenzioni per gli ippodromi vengano rivisti, premiando quelli più virtuosi. Intanto molti impianti, ma non tutti, stanno riaprendo ed è ovvio che almeno fino alla fine dell’anno, considerato il lungo periodo di stop, il calendario sarà sovraffollato, mentre un velo, come abbiamo sottolineato, va steso su quello dei grandi premi, con alcune scelte davvero cervellotiche. Tornando al calendario generale, quello che, almeno per il futuro, dovrebbe essere evitato il più possibile è la concomitanza tra ippodromi vicini. Perché oggi, in tempo di alta velocità, Bologna e Firenze, o Firenze e Roma, per fare un esempio sono molto più vicine e qualche appassionato (oggi bisogna partire a ragionare anche da piccoli numeri) può decidere di spostarsi da un ippodromo all’altro, invece che dividersi su due.
Inoltre i guidatori di “tendenza”, ovvero quelli più seguiti dal pubblico in termini di scommessa, si portano dietro qualche fan in trasferta e non dovrebbero essere a loro volta costretti a fare una scelta tra ippodromi vicini, questo anche in termini di partenti e spettacolo.

Presidente Upt
Francesco Gragnaniello

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