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Ippica agli ippici veri

Avv. Francesco Gragnaniello

Avv. Francesco Gragnaniello

Sento il dovere d’intervenire nelle mie vesti di Presidente dell’Unione Proprietari Trotto e Vice presidente dell’Organismo Ippico Italiano sulle tematiche relative alla grave crisi del settore ippico, nella speranza di contribuire alla loro risoluzione.

Che l’ippica italiana stia attraversando da anni una crisi profonda non è certo una novità.
Già in occasione delle aste di Milano del 2006, avevo denunciato allarme di sinistri presagi di scomparsa dell’ippica e della categoria dei proprietari in seguito alla diminuzione del montepremi sceso a 220 milioni di euro (poi in caduta verticale sino agli 80 del 2019) e alle divisioni interne dei componenti la filiera ippica: società di corse e categorie professionali.
Fattori che hanno come conseguenza l’estinzione della figura del proprietario.
Ad aggravare una situazione già di per sé insostenibile, negli ultimi anni si è aggiunto il ritardo nei pagamenti dei premi al traguardo.
I proprietari costituiscono l’asse centrale del settore: acquistano i cavalli dagli allevatori, li affidano agli allenatori-guidatori e li portano negli ippodromi a gareggiare.  Senza proprietari gli allevatori non vendono cavalli,  gli allenatori e i guidatori non lavorano, gli ippodromi non possono formulare il campo dei partenti, gli scommettitori non hanno eventi su cui scommettere.
Allevatori-proprietari-allenatori-ippodromi costituiscono una quadriade indissolubile, che deve coordinarsi con tutti gli operatori del sistema, dai concessionari ai funzionari,  dai vannisti ai maniscalchi e ancora con l’Ente di governo dell’ippica che non deve essere burocratico, ma flessibile e gestito da conoscitori del settore. Negli ultimi anni siamo passati da una conduzione se non propriamente ottimale quale era quella della vecchia Unire a una gestione rigida da parte del Mipaaf, un passaggio che, considerato il peso che ha la burocrazia in Italia, si è rivelato dannoso per il settore tutto.
La china si fa sempre più pericolosa e irreversibile.
L’ippica negli ultimi 8 anni ha perso quasi l’80% del ricavato al totalizzatore, un dato che condurrebbe alla chiusura qualsiasi azienda .

Si naviga a vista, è in corso un processo di degenerazione. Necessitano

  • Trasparenza;
  • Imprenditorialità;
  • Reinsediamento, stabilizzazione e sviluppo occupazionale, promuovendo formazione e favorendo percorsi inclusivi contro il lavoro sommerso;
  • Stabilizzazione economica – finanziaria, anche attraverso una riforma che permetta un aumento delle scommesse, intese come strumento per favorire la qualificazione dello spettacolo, la fidelizzazione di nuovi appassionati, nuovi allevatori, nuovi proprietari, nuovi allenatori, guidatori, fantini e quindi promuovere commercio, reddito e occupazione sul territorio.

Nell’ippica sono scomparsi “settore giovanile” e “ricambio generazionale”. Un’attività  che smette di investire sui giovani è un’attività che non ha grandi prospettive di crescita. Si deve passare da assistiti a imprenditori.

Le attuali determinazioni del ministero ed i suggerimenti di taluni operatori ippici sembrano spesso la fioritura intricata di un humus compromissorio, tanto che non poche volte l’ambiguità del linguaggio si è rivelata figlia di una scelta politica: i provvedimenti della governance ippica, per essere sorretti dal più ampio consenso politico possono finire con lo smarrire la razionalità dei propri nessi interni.

In tale contesto e in questo momento, creare comitati, consulte e quant’altro significa avallare e perpetuare un sistema che conduce inevitabilmente ed ineluttabilmente alla scomparsa dell’ippica, perché appunto  tali estemporanee iniziative servono per sostenere e puntellare un sistema inefficiente che fa acqua da tutte le parti.
E invero, in una concatenazione di argomenti non esiste alcuna barriera immunitaria in grado di impedire al virus che ha attaccato un argomento di contagiare l’argomento successivo legato al primo: anzi si corre il rischio di concorrere al default del settore.

Occorre una totale inversione di rotta dalla privatizzazione del settore, alla certificazione del prodotto, alla promozione e allargamento della rete di vendita del prodotto collegato alla riforma delle scommesse ippiche, nell’ottica di un ricambio generazionale con investimento sul territorio.
Regole uguali per tutti, a cominciare dalla emersione del lavoro –naturalmente attraverso una graduale legislazione di sostegno- la cui violazione deve essere seriamente e convintamente sanzionata.
Condivido l’obiettivo “Ippica agli ippici”, ma si tratta di locuzione concettualmente chiara che però operativamente si opacizza.
Meglio dire: “Ippica agli ippici veri”.

Presidente Upt – Vice Presidente Organismo Ippico Italiano
Avv.Francesco Gragnaniello

Napoli, 18.07.2020

 

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