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Ippodromi alla cassa

Entro la settimana prossima le società di corse riceveranno i primi bonifici del 2019.
In quantità variabile secondo se svolgeranno attività negli ultimi mesi dell’anno o meno.
L’ottimista direbbe che sono stati pagati circa 50 giorni prima dell’anno scorso (metà ottobre contro metà dicembre) il pessimista che i pagamenti arrivano dopo circa 300 giorni dall’inizio dell’attività.
Qualcuno, giustamente, chiede se esiste un controllo o una rendicontazione dei soldi erogati.
Certo che esiste un controllo, le menti illuminate che hanno scritto il decreto hanno previsto tutto!
Quali saranno i controlli previsti dagli abilissimi ideatori del decreto? 

Ben tre:

1) che l’ippodromo abbia svolto le corse nei giorni indicati

Avete letto bene, basta aver aperto i cancelli e aver effettuato le corse a prescindere dai servizi resi agli operatori e spettatori, dalla qualità delle piste e banalità simili. Tra l’altro in alcuni casi una giornata in più fa scattare cospicui aumenti (vedi Follonica) e a nessuno interessa dei disservizi nella maggior parte delle giornate di corse.
Allucinante. Alcuni sono addirittura orgogliosi di questo fatto. 

2) numero dei cavalli partenti. Che ovviamente dipendono da quando il Mipaaf decide di assegnare le corse. Correttivi per le varie tipologie di corse (tris, gp ecc)? No pura media matematica.
Del resto dubitiamo che conoscano l’esistenza di una media ponderata. La competenza non era un ingrediente indispensabile nella sala dei bottoni. 

3) numero dei GP. Scelti, oltre a quelli rimasti fermi nel tempo, dalla famosa commissione di cui nessuno conosce le risultanze e i lavori ma i cui danni tecnici sono sotto gli occhi di tutti. 

Quindi perché chiedere agli ippodromi di lavorare al meglio quando non serve a nulla e non sposta un euro? 

Conta solo la capacità di convincere chi di dovere a elargire una giornata in più o un GP in più o una tris in più. 

Per la gloria degli amici e per l’affossamento del movimento ippico

RedBlack

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