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Ippodromi, scommesse e corse

Un po di giorni fa, addirittura l’anno scorso, quasi tutti i rappresentanti delle associazioni degli ippodromi si sono lamentati del divieto di pubblicizzare le scommesse.
C’è qualcosa che ci sfugge.
Gli ippodromi dovrebbero pubblicizzare le corse e gli eventi che si svolgono sulle loro piste non le scommesse.
Gli ippodromi dovrebbero cercare di portare il pubblico ad ammirare l’evento agonistico delle corse, gli eventuali campioni (cavalli, fantini, guidatori) che devono emozionare il pubblico con gare di buon livello spettacolare in una cornice  piacevole e attraente.
Oddio ci sembra di parlare dell’uomo che colonizza Marte, ma talvolta capita che questa è la missione principale degli ippodromi: essere il luogo dove si svolge un evento agonistico.
Le scommesse sono una conseguenza, importante certo, indispensabile a far sopravvivere la filiera, ma subordinata alla corsa.
Le città sono piene di cartelloni pubblicitari, le televisioni fanno spot, i giornali sono colmi di pagine pubblicitarie sia per le partite di calcio sia per altri eventi sportivi senza preoccuparsi del decreto dignità e del divieto di pubblicizzare le scommesse.
Eppure su questi sport, calcio in primis, si scommettono cifre ormai utopiche per le corse ippiche, ma si pubblicizza l’evento sportivo.
Ci rendiamo conto che i fondi per le sovvenzioni sono stati decurtati in questi anni e che qualcuno potrebbe fare dell’ironia sulla presenza di pubblico in ippodromi quasi sempre deserti, ma questo è un punto fondamentale per un rilancio dell’ ippica: essere presenti nei media e sui giornali .
Gli ippodromi dovrebbero sollecitare al MIPAAF un supporto a pubblicizzare l’ippica in modo serio e professionale.
Caliamo un velo pietoso sui quasi 400mila euro destinati nel 2019 al rilancio dell’ippica di cui nessuno ha visto le tracce.
Tanta “carta” burocratica quali bandi, commissioni, riunioni,  gazzette ufficiali ma nulla di pratico, certo qualcuno ne avrà beneficiato ma non certo l’ippica.

RedBlack

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