Annamaria Nori, commercialista
9 Aprile 2017
Lettera dell’ Avv. Francesco Gragnaniello, Presidente Upt – Vice Presidente Organismo Ippico Italiano
10 Aprile 2017
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Lettera del Presidente Organismo Ippico Italiano a Trotto&Turf

Gentile direttore,

in qualità di Presidente dell’Organismo Ippico Italiano, aderisco all’invito di intervenire sulle tematiche promosse da Trotto&Turf, riguardanti temi relativi alla riduzione delle corse, circolare
programmazione 2017, calendario G. Premi, classificazione ippodromi e prodotto certificato. Temi che acquistano un significato solo in proiezione della Riforma del settore prevista dall’art. 15 del
Collegato Agricolo che prevede, tra l’altro, alla lett a) l’aumento per le scommesse al totalizzatore del pay out dal 70 al 74%, l’introduzione della tassazione sul margine per le scommesse a quota
fissa e un palinsesto complementare al fine di garantire ulteriori risorse a favore dell’ippica.
Riforma che deve portare ad una managerializzazione, permeata da trasparenza economica, tecnica e nei rapporti con tutti i soggetti della filiera, in un progetto inclusivo.
Senza Riforma perpetueremmo un circolo vizioso paragonabile al classico cane che si morde la coda.
Partendo da questa premessa, una limitazione degli introiti penalizzerebbe il sistema attuale gestito da Mipaaf e qualsiasi progetto di privatizzazione.
Riduzione Corse. E’ di questi giorni uno scambio di opinioni sull’utilità di diminuire le corse che significherebbe ridurre le giornate, e sulla validità della circolare di programmazione del 2017. Due
temi che qualsiasi persona di buon senso liquiderebbe in pochissime parole.
La riduzione delle corse equivarrebbe, inevitabilmente, in una riduzione delle entrate: tutto questo non avrebbe senso, a meno che tale richiesta non sia mossa da misteriosi interessi di parte. I primi 14 giorni di gennaio 2017 rispetto allo stesso periodo 2016 registrano una notevole contrazione del movimento scommesse Al totalizzatore di
€ 3.495.907 (movimento 2017 € 20.019.086; movimento 2016 € 23.514.993 pari a – 17,46), per un diminuzione delle entrate di € 3.495.907 (ricavi 2017 € 2.716.151; 2016 3.223.240 pari a – 15.73).
Ma non basta. Continuando la diminuzione delle entrate, vi sarà una proporzionale necessità di procedere ad ulteriori riduzioni, anno per anno – appunto per mantenere il livello dei premi a corsa
che si vorrebbe raggiungere – del numero delle corse, da 7 a 6, da 6 a 5, sino a giungere paradossalmente ad un unico Gran Premio che assorbe tutto il montepremi.
Ridurre le corse per privilegiare la qualità appare al momento impensabile, perché non ci sono solo cavalli di qualità, anzi che il maggior numero di cavalli in attività militano in categorie medio basse.

Certo, l’obiettivo fondamentale è proprio quello di tornare alla qualità: ma il percorso è, all’evidenza, un altro.
Si dovrà ritornare alla qualità, lavorando uniti intorno a un progetto, ippodromi e categorie professionali: l’opposto di quanto ancora avviene. Mi ricordo una tua esortazione all’unità, alla
Fiera di Verona 1999. Sono passati quasi trent’anni e siamo al punto di partenza: ognuno ancorato ancora al proprio orticello a chiedere la questua. Nel frattempo però la gallina ha smesso di fare
uova d’oro.

Circolare programmazione del 2017: è contro ogni logica perché soprattutto perché fissa regole uguali per tutti quando tutti uguali non sono.
Il principio ispiratore dunque avrebbe dovuto essere quello del relativismo.
Su 26 ippodromi di trotto, ammesso che il montepremi del 2017 sia lo stesso del 2016, 3 ippodromi avrebbero una dotazione per giornata di 55.000 euro, 5 una dotazione da 41.000 a 45.000 euro, 18 ippodromi con una dotazione da 22.000 a 36.000 euro.

E’ dunque evidente che programmare corse di qualità nei 18 ippodromi con dotazione fino a 36.000 euro, considerati i parametri previsti dalla circolare, è estremamente difficile se non addirittura
impossibile.
Senza considerare che I.V.A provvidenze dei cavalli vincitori all’estero e quant’altro vengono sottratte al totale del montepremi ordinario.
Il montepremi ordinario al capitolo 2295 del bilancio di previsione Mipaaf (vedi allegato) è pari a € 94.147.391, comprensivo nel 2017 (art. 23, comma 1 bis, legge 196 23.12.2016), a differenza del
2016, del Preu. Il montepremi 2016 è stato invece pari a € 90.500.000,00, a cui dovrà aggiungersi 
nel bilancio consuntivo il Preu per un importo di € 3.500.000,00. L’aumento – tutto da verificare- 2017 rispetto al 2016 si assesterebbe intorno a un + 0,69%, lontano dal 6% affermato dal Presidente Anact. Infine dai bilanci ufficiali approvati dallo Stato risulta che le risorse destinate all’ippica nel 2017 passano, rispetto al 2016, da € 176.781.354 a € 169.927.353. La diminuzione è pari a € 6.854.001,00 per un – 3,87%. Sarebbe bene cominciare a capire se tale riduzione sarà distribuita, e fra quali categorie, ed in quali termini e modalità. Inutile far conto sull’invariabilità del contributo previsto dall’art 30 bis della legge 185 del 2008 (legge 2 del 2009), atteso che il suo importo è variabile e determinato anno per anno secondo le modalità operative di determinazione concertate da Ragioneria di Stato, Mipaaf e AAMS, tanto è vero cha dai 150 milioni stanziati per gli anni 2009 e 2010, si è giunti ai 94 milioni attuali.
I numeri sono questi e per risalire la china bisogna ripartire dal basso con umiltà.

Calendario G. Premi 2017: concordo con il presidente di Federippodromi. Che senso ha declassare le corse di Gruppo 2. Si impoverisce la cultura, la passione ippica sul territorio, la progressiva fidelizzazione di nuovi allevatori, proprietari, allenatori, guidatori, fantini. Si vieta agli ippodromi di esercitare il proprio ruolo di riferimento sul territorio. Si contribuisce al calo delle
nascite (dai 5798 prodotti nati del 2006 siamo passati ai 1693 del 2016) e delle scommesse (da € 2.209.069.510 del 2008 ai 502.179.305 del 2016), alla perdita di posti di lavoro impegnati
nell’allevamento e nell’intero comparto ippico.
Che senso ha implementare le dotazione del G. Premio Lotteria e del Derby, senza un adeguato piano promozionale d’investimenti con capacità di acquisire sponsor e impatto sul territorio, valutato e approvato preventivamente dal Mipaaf ?
Che senso ha diminuire la dotazione del Campionato europeo a Cesena? Come se cultura, tradizione, storia, pubblico, ritorno in scommesse non contassero?
Che qualcuno spieghi i criteri, le finalità di certe decisioni. Pronti a fare un paso indietro.
Per un calendario serio dei G. Premi occorrerebbe la pubblicazione annuale del calendario, di cui il Mipaaf afferma “la necessità di adottare per il solo mese di gennaio”: solo in tal caso si può parlare di numeri e schemi.
Occorre avere dati specifici in mano: numero giornate di corse complessivo, numero di giornate di corse per ogni ippodromo, montepremi, dotazione per ogni ippodromo, dati oggi non enunciati ed in corso di fluttuazione continua. In tale contesto ogni proposta di calendarizzazione sarebbe congetturale e quindi inutile ogni simulazione.
Mi domando, che senso avrebbe partire dalla conferma delle 1539 giornate (484 galoppo e 1055 trotto) del 2016, senza una analisi attenta delle potenzialità del settore?
Tre questioni: diminuzione delle corse, circolare di programmazione, calendario G. premi che però, a mio avviso, contribuiscono decisivamente a distogliere l’attenzione da quelli che sono i problemi veri dell’ippica italiana.
Noi auspichiamo a breve la Riforma dell’ippica e un rinnovamento reale che si fonda su rinnovamento generazionale e un prodotto certificato.
Bisogna uscire dal ghetto e proporsi attraverso i media come uno sport pulito e recuperare un’immagine deteriorata nel tempo.
Oggi l’ippica italiana è vecchia, non c’è stato un ricambio generazionale e uno sport che non è supportato dai giovani e che non investe su di essi è uno sport senza prospettiva.
L’impressione è che gli ippici stessi desiderino tenerla “riservata” a loro stessi, a non fare mai nulla per farla conoscere ed apprezzare dal grande pubblico

Il giocatore ippico non nasce dalla scommessa, ma dall’evento sportivo. Bisogna ricreare l’attività sportiva dei cavalli. Da assistiti a imprenditori attraverso un graduale processo di mutazione.
Classificazione – prodotto certificato. Per ottenere un prodotto certificato è necessario muoversi lungo una dorsale che consideri tre fattori fondamentali e di eguale importanza:

  1. Rating Ippodromi;
  2. Rating Corse;
  3. Rating professioni;

Fattori che investono tutte le componenti ippiche, dalle strutture degli ippodromi alla regolarità delle corse, dall’allevamento all’intera filiera, dal doping all’intero comparto della giustizia sportiva, dall’abbandono dei vecchi schemi assistenzialistici alla volontà di accettare le sfide del mercato e di non disperdere un patrimonio socio – culturale che non è soltanto scommessa, ma soprattutto impiego del tempo libero e opportunità di posti di lavoro.
La famigerata classificazione degli ippodromi prevista da una legge del 1998 è ancora in alto mare e che dal rating deve passare al ranking, suddividendo gli ippodromi in due circuiti nazionali:
fascia A, imperniato principalmente sulla programmazione di grandi eventi storici fascia B, dove alimentare passione e ricambio generazionale, in grado di organizzare manifestazioni collaterali alla programmazione ufficiale con un marcato spirito di collaborazione e presa sul territorio.
I parametri qualitativi e quantitativi (piste, impianti illuminazione, servizi ad operatori e pubblico, scuderie e centri di allenamento, prodotti di allevamento direttamente collegati, qualità e quantità del lavoro direttamente impegnato, affidabilità patrimoniale, programmazione e suoi risultati, entità del gioco sul campo e riversamento) costituiscono base per accedere alla organizzazione degli eventi istituzionali del calendario ippico nazionale ed internazionale.
Questo il criterio base sui cui fondare la classificazione degli ippodromi, condizionata da un piano finanziario, essendo obbligatorio transitare ad una impostazione tesa ad investire su propri mezzi e non più tesa solamente a chiedere sussidi pubblici. Ciascuna società di corse dovrà implementare il proprio programma di corse attingendo a fondi propri o sponsor per organizzare eventi di rilievo o proporsi per organizzare eventi istituzionali, previa, appunto, presentazione di un piano finanziario ed organizzativo annuale.
Il criterio previsto dal Decreto Castiglione poteva e doveva essere considerato un credibile punto di partenza ma, prima ancora che il Ministero avesse emanato una seppur minima comunicazione in merito agli esiti delle valutazioni svolte dal proprio personale tecnico, è bastato che circolasse una “presunta classifica”, assolutamente ufficiosa, per ipotizzare di bloccare tutto. Certamente la
collocazione di ippodromi come Torino, Cesena, Siracusa, e Padova, tanto per citarne alcuni, messi al pari di ippodromi senza strutture, che per di più svolgono corse in assenza di handicapper e borse doping grida vendetta.
Un insulto allo sport del cavallo da corsa. Per altri versi, vedi Roma e Milano trotto, il documento rappresenta un atto di trasparenza e coraggio. Per la prima volta non è stata considerata di eccellenza una struttura per diritto ereditario, ma in base a diverse variabili: qualità impianto e riprese tv, illuminazione, stanzialità, qualità delle strutture, buona gestione,promozione, capacità di organizzare un campo partenti numeroso e omogeneo.
Sarebbe stato sufficiente modificare alcuni parametri e aggiungerne qualcun altro. Soprattutto se il Mipaaf, anziché considerare veritiere tutte le autocertificazioni pervenute, avesse inviato per un
controllo propri tecnici sul posto. Un’occasione per esaminare ippodromi e lavoro dei funzionari nominati.

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