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Meglio tardi che mai, ma poi a che serve? 

Dopo un lasso di tempo inaccettabile per i tempi ippici, alla fine il TAR del Lazio ha dato ragione ai ricorsi di alcuni ippodromi sui tagli effettuati alle giornate di corse.
Parliamo del 2015, 2016 e 2018, addirittura è coinvolto l’ippodromo di Palermo chiuso da tempo e che riaprirà con una gestione diversa dalla ricorrente.

Tutto questo dovrebbe causare un ricalcolo del montepremi e dei soldi da attribuire agli ippodromi.

Questa è l’esatta fotografia della tragica gestione dell’ippica italiana, unico esempio mondiale di comparto ippico gestito da un ministero.
E il senso ancora più tragico e tutto questo è svincolato dal colore politico dei ministri e della capacità o meno dei dirigenti dipende solo dal fatto di essere gestiti dal Ministero e dalla giustizia amministrativa che di aspetti tecnici e totalmente “ignorante” (nel senso che ignora cosa sia l ippica).
Quindi discutere di errori, scelte sbagliate e altre amenità, è tutto inutile anche con argomenti incontrovertibili la soluzione arriverà a distanza di anni e sarà impossibile porre rimedio e nessuno pagherà mai.

La morale è che lo Stato eroga soldi a prescindere che questi “investimenti” servano o meno.
Contributo che prescinde dai servizi resi o che sia utile a incrementare le entrate.
Quindi la parola chiave è “redistribuire” e non “investire” per migliorare.

E ci sono ippici che sono contenti di questo scenario.

RedBlack

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