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Un’interessantissima discussione sulle cause di alcuni positivi in corse estere attribuite all’origine alimentare e a quello che viene indicata, in modo non corretto, in contaminazione ambientale.
In effetti, bisognerebbe parlare di “assunzione involontaria”.
Che alcune positività possano arrivare da assunzione di piante o semi presenti negli alimenti è un fatto assodato scientificamente ed ufficialmente accettato sia dalla IFHA che comprende tutte le autorità ippiche del galoppo e dall’UET per il trotto.
Altrettanto accettato da tutte le autorità ippiche mondiali è il problema del “ricircolo” dei farmaci, soprattutto gli antinfiammatori non steroidi, attraverso la paglia mangiata dai cavalli.
Tutte cose ovvie che all’estero fanno scattare indagini per comprendere l’origine della positività.
Questo perché il fine in questi paesi è evitare le positività così dette “inutili” e non il compiacimento della squalifica e della sanzione.
Il concetto di residuo zero è stato archiviato dal 2009 per scelte internazionali.
In Italia fino a pochi mesi fa ogni tentativo di dialogo era chiuso in partenza, a nessuno importava le spiegazioni, l’unico obiettivo era evitare di essere smentiti, come se la cosa più importante era la credibilità dell’ufficio e non degli operatori.
Dunque in Italia gli obiettivi da raggiungere erano l’efficienza dell’ufficio, la credibilità di Unirelab e l’infallibilità delle commissioni disciplina e non il comprendere perché fosse successo.
Per garantire che l’ufficio, il laboratorio e le commissioni disciplina sono state smontate tutte le salvaguardie presenti nel regolamento del 2003 prima fra tutte la Commissione Scientifica composta da professori indipendenti.
È stata fatta una demolizione, questo si, scientifica di tutte le voci a salvaguardia degli operatori.

Ora sembra che da alcuni mesi l’aria nell’ufficio competente del ministero sia cambiata, mentre il laboratorio non può essere messo in discussione poiché trampolino di lancio, le commissioni disciplina in alcuni casi arrivano a non applicare il regolamento pur di condannare per una non comprensibile difesa del sistema.
Purtroppo il TAR e il Consiglio di Stato in molti casi si sono dimostrati più attenti alle ragioni del Ministero che non della ragione, per un’incomprensibile volontà di giustificare il Mipaaf.

L’ippica ha bisogno di un sistema trasparente ed efficiente che cerchi le motivazioni delle positività e non che si fregi di numeri sulla pelle degli operatori.

RedBlack

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