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Perché ci sono le corse dei cavalli? Abate nuovo Capo dipartimento, toto nomine per il posto di Direttore Generale

Il primo sentimento che diede il via alle corse dei cavalli fu la vanità.
La vanità di un proprietario di cavalli che riteneva il suo soggetto più forte di quello del vicino, da qui la necessità di dimostrarlo in una gara.
In seguito, verso il 600 a.c. con l’inserimento delle corse di cavalli alle Olimpiadi arrivò l’aspetto sportivo, dove iniziò l’approccio alle corse per tifo, tra stati o tra fazioni, fino in epoca romana e bizantina con le corse su carri tra le fazioni cittadine (azzurri, bianchi, rossi ecc), Il tutto condito con lo spettacolo offerto non solo agli interessati ma a tutti quelli che assistevano agli eventi.
I due corollari economici a quest’attività che si svilupparono immediatamente furono l’allevamento selettivo e le scommesse.
Queste radici antiche hanno fatto arrivare l‘ippica fino ai giorni nostri e sono la linfa vitale che permette alle gare di cavalli di vivere, prosperare e diffondersi in tutti paesi del mondo, coinvolgendo miliardi di persone, cifre da capogiro e una passione verso il cavallo senza fine.
Hanno generato anche il senso culturale della tradizione, mutata con il mutare dei contesti storici ma di fatto permettendo che alcune manifestazioni vengano svolte oggi dopo quasi 1000 anni dalla loro nascita. 

Comunque sia una gara, (di velocità, con carrozze/bighe/sulky, di salto, di resistenza, di bellezza o di abilità lavorative), le radici salde per far vivere l’ippica” sono: la vanità dei proprietari/professionisti ad avere il cavallo migliore, la passione per lo spettacolo degli spettatori (dal vivo o in televisione) la selezione dei migliori soggetti per l’allevamento e la possibilità di alimentare il sistema con corse che attiri o il maggior volume di scommesse e in alcuni casi l’orgoglio di tramandare una tradizione

Questa riflessione è scattata immediatamente dopo le polemiche scaturite dall’effettuazione del GP Duomo a Firenze con qualcuno che ha avuto l’ardire di scrivere dopo corsa: “abbiamo vinto noi”. Vergogna! 

Analizziamo prima chi ha perso:

– ha perso la cultura ippica propriamente detta perché in quella corsa sono state tradite la quasi totalità delle radici culturali delle corse dei cavalli

– ha perso la “vanità” dello scontro tra i proprietari/professionisti per stabilire il miglior cavallo dopo che la maggioranza ha ritenuto di non iscrivere i cavalli

– ha perso l’allevamento con una corsa, di selezione, inutile a questi fini

– ha perso l’attrattività verso il pubblico con una corsa modesta sotto il profilo tecnico

– ha perso l’intero comparto verso gli scommettitori che ancora una volta sono stati demotivati da quote inaccettabili nel mondo concorrenziale delle scommesse. 

Valeva la pena in nome della tradizione tutto questo?

Il Mipaaf dovrebbe distribuire i soldi pubblici (giusto o sbagliato che sia) per alimentare le ragioni storiche-culturali e allevatoriali che sono alla base dell’ippica, nel modo più trasparente possibile e “non a prescindere” come diceva Toto’. 

Vediamo ora chi sono i “vincitori”:

Chi si proclama vincitore sono un pezzo del comparto ippico (alcuni ippodromi e alcuni proprietari/professionisti) che considera i soldi distribuiti dal Mipaaf come loro diritto ineludibile a prescindere dal prodotto che viene fornito, a prescindere dall’interesse del pubblico e degli scommettitori, a prescindere dal livello qualitativo e spettacolare delle corse.
Sono soldi “loro” e come tali gli spettano, a prescindere! Hanno fatto la Corsa, hanno distribuito i soldi al traguardo e all’ippodromo a prescindere, ecco la loro vittoria!
Questo gruppo di persone con la filosofia del pretendere “a prescindere” ha portato l’ippica a ridursi dell‘80% in pochi anni, ha portato all’espatrio di un numero considerevole di persone e cavalli verso paesi, dove le radici ippiche sono salde, ha portato che gli Ippodromi attuali sono cattedrali nel deserto decadenti e poco frequentate, ha portato alla riduzione delle scommesse ippiche fino a cifre ridicole inferiori persino ai giochi senza vincita in denaro (pupazzi nei luna park), ha portato alla completa disaffezione dell’italiano medio che ormai non sa nemmeno l’esistenza delle corse e se per caso si avvicina se ne allontana perché non vede nulla d’interessante.

Era ed è nell’interesse di tutti che a Firenze si corra al trotto e che si disputino GP storici e avvincenti ma solo in condizioni almeno normali

Orbene se questa congrega di persone dichiara di aver vinto, quella che ha perso è l’ippica, ha perso le sue radici e quindi un pezzo del suo futuro. 

Noi orgogliosamente e convinti diciamo: ieri abbiamo perso

Abate nuovo Capo dipartimento, Stefania Mastromarino in pole position per il posto di direttore generale

L’Organismo ippico fa i complimenti e i migliori auguri al dott. Abate per la nomina a capo dipartimento.
Ora si deve riempire il posto di Direttore Generale, a chi toccherà?
Le voci convergono sempre di più su Stefania Mastromarino attualmente a capo del settore tecnico. 

RedBlack

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