Tamure Roc, facile facile conquista il suo 2° Riccardo Grassi
7 Luglio 2019
Ma i soldi quando arrivano?
9 Luglio 2019
Mostra tutto

Riforma: adesso o mai più

Marco Folli

Marco Folli

A poco più di un anno dall’insediamento dell’attuale compagine governativa che si era presentata come il Governo del cambiamento dobbiamo registrare che se un cambiamento in meglio o in peggio c’è stato non riguarda certo il settore dell’ippica.
Stessi personaggi, stesso immobilismo, stesso disamore per il nostro sport.
Un po’ tutti alle prime parole del nuovo Ministro avevamo creduto che qualcosa si sarebbe mosso, ma quando abbiamo visto che sono stati confermati tutti i responsabili ministeriali che hanno gestito il potere amministrativo, tecnico e giudiziario del settore negli ultimi anni, abbiamo capito che i giorni bui per la nostra ippica non sarebbero finiti.
A dire il vero una novità c’è stata.
E’ stato nominato un gruppo di esperti o quantomeno tali, con il compito di studiare soluzioni per rivitalizzare l’ippica, addirittura una task force, ovvero una sorta di unità militare capace di combattere a suon di idee e di proposte il male oscuro che consuma la nostra ippica.
Ad oggi è stato riscritto come qualsiasi buon pensante avrebbe già fatto il calendario dei gran premi e relative dotazioni e nel contempo però hanno avuto la brillante idea di istituire i meeting che dovrebbero risolvere il problema della disaffezione del pubblico nei confronti dell’ippica ma che in verità, come direbbe un personaggio a tutti ben noto, con l’ippica attuale di casa nostra non c’azzeccano proprio nulla.
Hanno poi proposto un questionario sintomatico della mancanza di consapevolezza di quanto sia profonda la crisi dell’ippica italiana. Un’operazione tesa solo a prendere tempo perché anche il più ottimista degli ippici sa quali sono le tragicità dell’ippica italiana. Una governance inadeguata, l’inadempienza economica che incide negativamente a livello imprenditoriale (leggi ippodromi, scuderie, ecc.), una giustizia sportiva non all’altezza del compito che è chiamata a svolgere, un prodotto corsa meno credibile e tecnicamente meno allettante di un tempo. Questi i mali che affliggono il settore e che continueranno ad affliggerlo fino alla fine se non si attua quel benedetto cambiamento tanto strombazzato.
E’ cosa recente le decretazioni di provvedimenti tecnici seguiti alle sollecitazioni di alcuni allenatori che sono servite anziché ad avvicinare ad allontanare ulteriormente chi opera sul campo e i responsabili tecnici del ministero e a creare divisioni tra gli stessi allenatori e guidatori con un rimpallamento di responsabilità che non fa bene al settore.
Ancora una volta siamo di fronte al gioco del mettere tutti contro tutti che è funzionale al tirare avanti senza che nulla cambi. Per non parlare del recente decreto riguardante l’adeguamento del calendario dei gran premi con l’assegnazione del Derby, del Gran Premio Mipaaft, del Gran Premio Encat e delle Finali del Campionato Master decise a seguito di una valutazione dei parametri fissati dell’ente stesso.
Una decisione, soprattutto per quanto riguarda il Derby, discutibilissima sul piano tecnico in quanto, Roma o Napoli che sia, batterie e finale dovrebbero tenersi nello stesso ippodromo.
Solo un cieco o chi non vuol vedere non ha chiara la situazione in cui versa l’ippica italiana.
Gli ippodromi in mancanza di ossigeno boccheggiano, tanto vero che per l’anno in corso non hanno ancora firmato il contratto e le rimesse arriveranno, se tutto procederà per il meglio, non prima dell’autunno. Eppure continuano a non trovare il modo per fare corpo unico e come sempre ognuno bada al proprio orticello. In silenzio hanno accettato la nuova forma di remunerazione che è a dir poco scandalosa. Una remunerazione piatta che non prevede una quota per i centri di allenamento che in alcune aree del paese sono fondamentali e non tiene conto delle capacità imprenditoriali non prevedendo percentuali sui movimenti e un riconoscimento dei servizi che una struttura è in grado offrire al pubblico.
I proprietari, quelli veri, sono diminuiti. Quelli che si sono stancati di essere presi in giro rispetto al pagamento dei premi che, contrariamente a quanto promesso, arrivano sempre dopo quattro se non addirittura cinque mesi, spostano i loro migliori cavalli all’estero provocando uno scadimento di qualità delle nostre corse, proprio di quelle che dovrebbero attrarre pubblico.
Di riflesso anche gli allevatori stanno vivendo un momento difficile e soprattutto alcuni, se non fosse per i rapporti commerciali con l’estero, avrebbero forse chiuso.
Gli allenatori e i guidatori che vanno avanti in ordine sparso quasi per inerzia non hanno voce o se l’hanno ce l’hanno solo per lamentarsi tra loro soprattutto per la lungaggine dei pagamenti e di quanto male sia messa l’ippica senza riconoscere che un cambio di marcia dipende anche da loro.
Che il prodotto che offriamo al pubblico non è sempre all’altezza di un’ippica sana e di un certo livello tecnico è un dato di fatto.
Intanto nell’indifferenza generale ogni giorno si registra un – 35.000 euro di ricavi.
Davanti a un quadro tanto fosco l’unico dato positivo è la fiducia in una rinascita che i veri amanti del nostro sport ancora nutrono. Gli unici che ci mettono faccia e soldi, al contrario dei nostri dirigenti – consiglieri privi di competenza tecnica, capaci solo di false promesse e di riempirsi la bocca di chiacchiere.
Senza nemmeno il coraggio di guardare negli occhi quando parlano, adottando linguaggi scurrili non degni di persone con incarichi pubblici.
Noi continuiamo a credere che ricostruire su basi solide l’ippica tutta sia ancora possibile purché ci si convinca che l’unica strada percorribile è quella della privatizzazione sulla base di un piano industriale certificato che il Mipaaft sinora è stato incapace di formulare.

Tutto il resto è noia

Presidente Organismo Italiano
Marco Folli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *