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Carlo Tarlini (CGIL) spiega le motivazioni della protesta delle OOSS dell’ippica

SINDACATI, DIFESA DELLA FILIERA

Carlo Tarlini (CGIL) spiega le motivazioni della protesta delle OOSS dell’ippica

di Marco Trentini

Venerdì con l’Italia ippica in sospeso…Ieri sono stati regolarmente dichiarati i partenti per la giornata, sulla quale però incombe lo sciopero indetto dai Sindacati nazionali, “avallato” dalle associazioni delle Società di Corse attraverso un comunicato diffuso domenica, che sarà accompagnato da un presidio presso il Mipaaf con il quale i rappresentanti dei lavoratori dell’ippica chiederanno a gran voce l’apertura di un confronto finora del tutto snobbato dagli uomini di via XX settembre. Il condizionale è d’obbligo, perché in realtà ci sono diversi fattori che potrebbero portare uno o più campi ad effettuare regolarmente le corse, il primo dei quali è ovviamente una possibile convocazione da parte del Mipaaf alle organizzazioni nazionali. Ci sono poi situazioni “locali” da verificare …Insomma, una situazione in divenire con sviluppi possibili anche quasi in extremis.

Carlo  Tarlini è da molti anni il numero uno della Cgil per il settore ippico e ha vissuto tutta la parabola discendente del settore fino ad oggi. Abbiamo cercato di capire con lui qual è la posizione del sindacato sulla vicenda ippica.

Fino al punto attuale, che rappresenta un limite minimo per tutto il settore. L’ippica ha perso circa l’80% del fatturato, vive in un momento in cui il Mipaaf non riesce neppure a garantirne l’operatività attraverso pagamenti quantomeno corretti nei tempi. Siamo insomma alla fine e questa situazione si riversa anche e soprattutto sui lavoratori, quelli delle Società di corse e quelli che prestano la loro opera per gli operatori. Si sono perse centinaia di posti di lavoro e visto il quadro economico è decisamente plausibile che sia allargato il ricorso al lavoro nero. Tutto ciò ha portato anche a un decadimento complessivo del prodotto, che ovviamente si riflette sui risultati con un effetto volano pernicioso per tutti. Visti gli ultimi dati, è ipotizzabile che a fine anno ci saranno almeno 15 milioni in meno di “incassi” e ciò non farebbe che peggiorare il quadro per il 2018. I lavoratori stanno pagando a caro prezzo questa fase di stallo e non a caso siamo in presenza di procedure di licenziamento già in atto e di diverse avvisaglie per altri provvedimenti di questo tipo.

Una situazione “pericolosa”, di fronte alla quale un Ministero dovrebbe essere il primo a intervenire. In fondo il Governo parla di crescita e di occupazione come priorità. “abbiamo per tre volte chiesto un incontro urgente al Mipaaf e non abbiamo avuto alcuna risposta. Ci sono stati incontri “rituali” per problemi  “locali” alla presenza di dirigenti e del Sottosegretario, ma a parte le consuete assicurazioni, non c’è stato nulla di concreto. C’è una legge secondo la quale bisogno procedere alla riforma del settore, ma a tutt’oggi nulla è stato fatto. E il tempo gioca a svantaggio dell’ippica, che noi Sindacati vogliamo considerare come “filiera” viste le strette correlazioni fra i vari aspetti. C’è la necessità assoluta di ragionare in questi termini e di farlo il più in fretta possibile, in quanto è impensabile arrivare alla Riforma con un settore non solo morto, ma già in putrefazione…”

Il punto di vista dei sindacati

Salvaguardia della filiera ippica, anzi sviluppo, temi che dovrebbero essere molto vicini al Governo e non solo al Mipaaf in quanto “gestore” della cosa ippica, ma anche al Ministero del Lavoro.

Abbiamo chiesto un confronto anche con il Lavoro, in quanto questo settore, diversamente da quasi tutti gli altri, non gode di nessun ammortizzatore sociale. Siamo quindi in presenza di possibili licenziamenti senza che i lavoratori possano avere un qualsiasi ammortizzatore…Anche per questo è indispensabile affrontare il problema in maniera complessiva: da una parte la filiera intera, dall’altra i Ministeri.

Sono anni che non si parla di contratti di lavoro. I sindacati sono disponibili ad una rimodulazione degli stessi, vista la condizione di emergenza?

La situazione attuale prevede ben quattro contratti diversi per il lavoro ippico. L’idea è quella di riunirli in un solo documento che comprenda tutti i lavoratori della filiera, ognuno per le sue prerogative. Tempo fa avevamo intavolato le trattative con le Società di corse, proponendo uno schema che avrebbe portato un risparmio del 20% sul costo del lavoro, ma a un certo punto l’interlocutore si è alzato dal tavolo. Siamo più che disponibili a confrontarci su qualcosa di nuovo, che parta dalle condizioni attuali ma che sia anche mono rigido, e aderente alle nuove necessità. Certo la battaglia è comune, ma anche le Società dovrebbero tenere presente che è difficile fare un percorso insieme in presenza di licenziamenti a raffica.

C’è la paura concreta di una nuova contrazione del sistema, che porterebbe ovviamente a un’ulteriore riduzione del lavoro

Per questo a noi interessa la tutela e lo sviluppo del sistema ippico italiano, della filiera complessiva del cavallo. Non vorremmo che si pensasse a un’ippica fatta di pochi ippodromi e pochi cavalli che poi raccoglie le scommesse sulle corse estere…Due anni fa avevamo presentato un progetto di riforma, che aveva come pilastro fondamentale il lavoro e la crescita del sistema. Certo, in esso vi era anche una ‘classificazione’ delle varie tipologie di ippodromi e di corse e rimaniamo convinti che sia corretto pensare a un sistema in cui ci sia chi ha un ruolo nazionale e internazionale e chi invece è deputato alla promozione capillare sul territorio, in stretta collaborazione con Regioni e Comuni che non possono che essere interessati alla salvaguardia del cavallo e a tutta la possibile galassia di interessi e passioni che lo caratterizza. Le risposte anche in questo caso sono state nulle e ora siamo arrivati al limite estremo, quello in cui non c’è più tempo da perdere”.

Tarlini è chiaro e conciso. Le potenzialità del settore ippico sotto il profilo del lavoro (Francia, Inghilterra, Irlanda e Svezia lo sanno benissimo) sono enormi visto che si parla di decine di migliaia di occupati in un comparto che è anche agricolo e di salvaguardia del territorio. Purtroppo da noi negli ultimi quindici anni si sono persi migliaia di posti di lavoro ippici (Società di corse, artieri, professionisti e attività collegate) senza che dal Governo ci fosse la minima attenzione. Si parla spesso in cronaca di tavoli di confronto fra Sindacati e aziende con la presenza del Governo per casi che coinvolgono una frazione dei lavoratori persi dall’ippica. E il paradosso che ciò accada per un settore gestito direttamente dal Mipaaf rende ancor più imbarazzante la situazione. E non si può accettare che il Governo, attraverso la gestione di un Ministero, sia responsabile direttamente della perdita di migliaia di posti di lavoro, di un calo della popolazione ippica di migliaia di capi e della dismissione di allevamenti (tutela dell’eccellenza agricola e del territorio) e di chiusure possibili di ippodromi (strutture che in qualche caso sono un gioiello per le Città). Proprio da questo deve partire, in fretta, un processo di riforma. Perché l’ippica è una risorsa per il lavoro, per il territorio e anche per le “casse” dello Stato, attraverso quelle scommesse “intelligenti e ragionate” che sono profondamente diverse da quei giochi che hanno profonde implicazioni sociali provocate dalla possibile ludopatia. La filiera ippica va insomma vista (come accade in tutto il mondo) anche e soprattutto come risorsa sociale e come tale merita di essere tutelata e rispettata.

 

(Trotto&Turf 06.04.2017)

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