Allarme rosso: le scommesse ancora con il segno meno. Cresce il danno erariale
4 Ottobre 2017
Riforma dell’ippica: si allungano i tempi. Il Mipaaf vuole continuare ad amministrare i 170 milioni destinati all’ippica
6 Ottobre 2017
Mostra tutto

Il surreale già reale

Nel mondo normale quando un comparto entra in crisi tutti i componenti si raggruppano al fine di ottenere dall’interlocutore istituzionale il massimo delle risorse possibili e una volta raggiunto l’obiettivo, nella normale dialettica degli interessi contrapposti, i singoli componenti cercano di ottenere il massimo risultato per la propria categoria.

Quindi la coesione è una risorsa, la divisione un danno.

Dicevamo che questa è la regola, ma come tutte le regole esiste l’eccezione che la conferma e nel nostro bel paese l’eccezione è l’ippica.

Il presentarsi uniti per ottenere il massimo è un concetto alieno nell’ippica dove ognuno lotta per se per ottenere il minimo di sopravvivenza fregandosene di tutte le altre componenti  all’insegna del detto latino “mors tua vita mea”.

Siccome poi il Mipaaf ha assorbito e applica la massima adottata dall’Impero Romano per la conquista del mondo: “divide et impera”, i discendenti degli antichi romani non devono fare molti sforzi per dividere gli ippici, in quanto ci riescono benissimo da soli.

L’ultimo esempio è il documento attribuito ad alcune associazioni d’ippodromi che chiedevano – partendo da un parere del Consiglio di Stato – a proprietari, allevatori, allenatori un pagamento per i servizi loro resi, che ha sollevato giustamente un’ondata d’indignazione e di stupore.

Nel concreto dovrebbero essere le società di corse a pagare gli operatori per i servizi non resi.

In alcuni ippodromi il letame non ritirato ha raggiunto la zona tribune, in altri manca l’acqua calda e la luce nei box. Per non menzionare i ricambi sabbia non effettuati e il mancato ripristino delle quote plano altimetriche causa di frequenti  zoppie.

Non si comprende però perché allevatori, proprietari e allenatori non s’indignino, come per la richiesta degli ippodromi, anche per il 5% della quota destinata dagli associati all’Anact.

Al trotto gli allevatori subiscono un prelievo forzoso, perché esiste un articolo del Regolamento delle corse al Trotto relativo agli allevatori che già destina il 5% della quota spettante a questi (fissata al 20% dell’ammontare del premio) ad un soggetto, al pari degli ippodromi, privato riconosciuto dal Mipaaf: l’ANACT.

Se la richiesta degli ippodromi è illegittima, deve essere cancellato anche il contributo relativo all’ANACT.

Il principio, remunerazione per i servizi resi “per l’espletamento dei compiti istituzionali”, se è giusto, deve valere per tutti o se sbagliato deve essere tolto a tutti.

Tanto più se con i soldi dell’Anact si finanziano iniziative personali sull’esempio di Trotto Italia.

Tev

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *