In questi giorni assistiamo a delle buffe rappresentazioni della vita ippica e come abbiamo già scritto in altra sede, ribadiamo il concetto espresso da Ennio Flaiano parafrasandolo:

                                           “la situazione ippica in Italia è tragica ma non seria”

In un mese dove:

  • Il montepremi è stato massacrato;
  • Dove il trotto palermitano non ha ancora risolto il suo problema;
  • Dove il settore ostacoli ha fatto un’isolata protesta;
  • Dove da molti operatori del galoppo sono rilevate variazioni arbitrarie da parte delle società di corse;
  • Dove giustamente viene sottolineato il rischio che il calendario 2018 sia il medesimo di quello proposto negli ultimi 10 anni che ha provocato il calo verticale dell’interesse degli appassionati;
  • Dove la lotta alla “percentualite” deve essere affidato al Santo del giorno e non ai controlli preposti;
  • Dove i pagamenti sono interrotti dall’inizio mese fino alla fine del prossimo allungando ulteriormente il tempo di riscossione.                                                                                                                                                                                

C’è qualcuno che grida entusiasta che l’ippica ha finalmente imboccato, sotto la mano sicura del sottosegretario Castiglione, un futuro radioso.

Rimaniamo basiti davanti a tale stravolgimento della realtà quotidiana.

Ripetiamo quanto già detto:

Una riforma delle scommesse avrà senso solo in un contesto di cambiamento tecnico e di certificazione del prodotto.

La filiera ippica ritornerà ad attirare nuovi investitori solo quando la tempistica dei pagamenti sarà allineata alle altre realtà ippiche europee e ci sarà una difesa della “buona occupazione”.

RedBlack

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