C’è un’ippica in espansione e c’è un’ippica che spreca.

In tutta Europa esiste un modello chiaro della gestione della “cosa ippica“: associazioni di diritto privato che agiscono con il mandato e la supervisione della mano pubblica e là dove vi è la raccolta anche al totalizzatore una stretta collaborazione tra la raccolta delle scommesse e il soggetto regolatore.
Questo modello di gestione, all’interno dei normali alti e bassi che si succedono negli anni, cerca di essere sempre in fase espansiva.
E per l’Europa espandere l’ippica è mettere più soldi al palo per incentivare la nascita di nuovi proprietari o per invogliare quelli già presenti a comprare più cavalli.
I nuovi proprietari sono la linfa vitale sia all’allevamento sia a tutti i professionisti che gravitano intorno all’ippica.
S’investe anche sulle strutture dove si svolgono le corse e dove deve arrivare il pubblico: gli ippodromi.
Tutto questo avviene in Francia e Inghilterra con aumenti del montepremi e apertura di nuovi ippodromi.
In Italia il montepremi è contro legge (art. 12 Dpr 169/98) una voce residuale e non stabile e in calo e gli ippodromi sono sovvenzionati e si parla non di migliorarli, ma solo di classificarli secondo logiche clientelari e possibilmente di chiuderli per risparmiare risorse.
Purtroppo l’anomalia italiana è che il ministero non svolge la sua naturale funzione di indirizzo e controllo come la mano pubblica fa in tutta Europa, ma gestisce la realtà giornaliera con i tempi e modi della burocrazia.
Lo sfascio e il degrado del settore sono il risultato della conduzione ministeriale.
Nonostante non ci sia un solo indicatore positivo, dalle scommesse al doping alla trasparenza delle corse, il Mipaaf continua nella totale chiusura e mancanza di volontà di aprire un tavolo comune con la totalità delle categorie e anche con il mondo del lavoro (preferendo, evidentemente, solo interlocutori funzionali ai propri fini, generali senza esercito che rappresentano solo sé stessi) per iniziare un percorso comune che permetta di risolvere la grave crisi eticaeconomicatecnica dell’ippica e di restituire nuovo impulso, credibilità e trasparenza al settore.

Continuano, a differenza del montepremi in discesa verticale, ad aumentare esponenzialmente commissari, commissioni, ispettori, handicappers, aiuto dirigenti e costi.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, dalla chiusura dell’ippodromo Palermo dopo che una commissione aveva dato parere favorevole alla riapertura, alla mancanza ancora di un idoneo strumento per le analisi del doping al cobalto, alle minacce e percosse nei recinti riservati ai  professionisti che non si piegano alle combine delle corse, alla diminuzione del 38% senza preavviso del montepremi di dicembre, alla presenza nei nostri recinti riservati e nelle nostre piste di professionisti radiati invece in Europa.

Un’ippica allo sbando, pervasa da una logica politica, tesa a occupare poltrone, sperperare denari pubblici e togliere soldi alla povera gente.

Siamo alla frutta e si vede.

Tev

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