L’approfondimento riguarda le modalità di applicazione di alcuni dei criteri scelti per la classificazione degli ippodromi.

Gli studi del Mipaaf sulla redditività delle corse non tengono conto affatto di variabili imprescindibili per valutare la redditività di una corsa, quali il calendario, la resa per differenza di età, il giorno e l’ora di programmazione dell’evento, le riprese televisive, il grado di preparazione dei funzionari, la trasparenza del doping.

Che sia doveroso valutare il parametro scommesse generate dai singoli ippodromi è argomento fuori discussione, ma come è stato affrontato nel decreto ministeriale è incomprensibile.

Prendiamo spunto da due parametri proposti dal Mipaaf: media giornaliera scommesse (on track e off track) che, da come è scritta la formula, è evidente si tratti di media aritmetica e cavalli partenti, parametro di cassa e avulso dalla formulazione di un prodotto certificato.

A sostegno delle nostre tesi esponiamo succintamente le seguenti considerazioni, che preferiremmo fossero confutate con fatti e dati e non con le sole chiacchiere a….vuoto, che il più delle volte mascherano l’insipienza e lo scarso spessore tecnico di chi le pronuncia.

  • Le corse producono introiti diversi se riprese in diretta o trasmesse in differita e la resa aumenta, specialmente per quanto concerne il trotto, se vengono visualizzate anche le sgambature. Sarebbe opportuno che il Mipaaf ottimizzasse il palinsesto Tv in modo da riservare a corse della medesima categoria medesimo trattamento, l’opposto di quanto avviene. Paradossalmente non è infrequente assistere ad eventi di minima anteposti ad altri ben più qualificati, diffusi in differita. E’ indispensabile determinare i criteri del palinsesto televisivo, quali componenti inscindibili e qualificanti lo spettacolo ippico e la redditività dello stesso;
  • Una corsa guadagna maggiormente se programmata in giorni feriali, quando normalmente sono in attività un numero minore di convegni rispetto ai prefestivi e festivi. Il Mipaaf come l’Unire di Panzironi prima e di Abate dopo favorisce nei suoi studi solo un conto di cassa, non di qualificazione e di investimento in termini di pubblico, proprietari, allevatori, allenatori, guidatori. Così operando si potrebbe scommettere solo sulle corse estere e cancellare un indotto di migliaia persone che traggono dal settore i loro sostentamenti. Per ottimizzare con fatti e non con parole è necessario procedere ad una vera e meritocratica valutazione degli impianti che consideri le caratteristiche attuali, potenziali e il ruolo che dovranno rivestire per lo sviluppo del settore, tenendo conto delle qualità dei servizi resi, dell’accoglienza al pubblico, agli operatori, dei processi di organizzazione, gestione e promozione delle corse. E’ inammissibile che un ippodromo renda, nelle valutazioni Unire, meno di altri solo perché formula corse qualificate e svolge la sua attività prevalentemente in giorni di intensa programmazione ippica, cercando così di privilegiare l’affluenza di pubblico e di conseguenza una promozione dello spettacolo ippico a tutto tondo;
  • Le corse inserite nella fascia oraria di metà o fine convegno danno un profitto maggiore rispetto a quelle programmate per prime o seconde;
  • Le corse più qualificate, con maggiore remunerazione, rendono meno rispetto a quelle di minima, anche per il ridotto campo dei partenti. Dai dati forniti dal Mipaaf l’ottimizzazione tenderebbe ad un livellamento verso il basso. Insomma più corse a vendere e meno centrali: spazio ai brocchi. Il contrario di quanto necessita il mercato per investire in cavalli e scommesse;
  • Le corse in notturna rendono meno di quelle in diurna, perché nei tre mesi estivi il gioco diminuisce sensibilmente. E allora come si dovrebbe procedere secondo gli indirizzi del Mipaaf? Ridurre le corse in ippodromi come Cesena, Montecatini e Varese che riescono ad avere sino a quattromila presenze per convegno. Pubblico, passione, proprietari, allenatori, allevatori costituiscono una unica filiera, senza la quale lo sport dell’ippica perde la sua essenza di cultura, di scommessa intelligente per diventare una “roulette”, puro gioco d’azzardo. Questo sembra, in contraddittorio, l’intento che traspare dagli studi ragionieristici del Mipaaf;
  • Anche dopo l’introduzione del doppio incarico gli ippodromi popolano più di funzionari che di pubblico. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le nomine debbono essere effettuate in base a meritocrazia e competenza e non ad accordi politici.

L’ippica si basa su un sogno, quello del campione, della speranza di altri Varenne e Falbrav, per questo è giusto mantenere le corse di allevamento come quelle per anziani, ma anche ottimizzare, da tecnici però, elaborando studi attendibili e analizzando gli elementi necessari e indispensabili per valutare la redditività di una corsa. La produttività generale deriva dagli interi comparti ippodromi e corse e non dalla resa di un singolo ippodromo o di una singola corsa. Dai soli dati presi in esame dal Mipaaf si dequalifica anziché migliorare l’ippica italiana. E’ necessario un tempo di sperimentazione per valutare una programmazione che tenga presente anche dei dati sopra esposti e non solo di quelli proposti dal Mipaaf. Dopodiché si potrà decidere in merito ai criteri da adottare per qualificare ed ottimizzare tecnicamente ed economicamente il prodotto corsa.

Da qui è facile comprendere l’assurdità di quanto sta per essere messo in atto.

Riprendiamo una dichiarazione di Franco Panzironi, alconvegno internazionale del sistema giochidel 2728 febbraio 2003:

Il settore dei giochi che richiedono competenza (scommesse ippiche e sportive) è rimasto al palo, i giochi di fortuna (Lotto, Superenalotto, ecc.) invece sono la parte più importante del totale e il loro andamento è positivo. Io come operatore del mercato, se dovessi sviluppare un nuovo prodotto, forse saprei quale settore scegliere e avrei anche qualche idea su come farlo e perché.

Nel febbraio del 2003 Franco Panzironi non si occupava dei giochi di fortuna, ma era già da quattro mesi il segretario generale dell’Unire, l’Ente che come ora Mipaaf dovrebbe incrementare le razze equine e, quindi, le sue scommesse che richiedono competenza.

Sembra che dirigenti ministeriali e Saverio Abate che a quel tempo una certa confidenza con Franco Panzironi l’avevano, la pensino ancora come l’ex segretario generale dell’Unire.

Maurizio Mattii

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