Manifestazione Palermo

CASO PALERMO

Ippodromo, notificata l’ordinanza di sgombero.

ll Comune ha già notificato l’ordinanza di sgombero dell’ippodromo. Da oggi, circa 500 lavoratori (indotto incluso) – e soprattutto oltre 150 cavalli – dovrebbero lasciare le scuderie de “La Favorita”, ma non sanno dove andare. E’ un vero e proprio dramma quello in cui si trova l’ippica palermitana, dopo l’interdittiva antimafia che ha colpito l’Ires (la società di gestione dell’impianto) ed ha decretato lo stop alle corse al trotto da parte del ministero dell’Agricoltura.

Per non sprofondare nel baratro, gli operatori ippici hanno chiesto al Comune l’affidamento in autogestione delle scuderie e del centro allenamento. La proposta – avanzata da Maurizio Cucinotta, presidente Upts (sigla che riunisce i proprietari di cavalli) – sarebbe già arrivata sul tavolo del sindaco Leoluca Orlando. Sono ore di trepidazione: in ballo c’è la sorte dei cavalli e l’esistenza stessa di un movimento, che dà lavoro a tante persone. (PalermoToday, 15.01.2017)

Tutti continuano a pensare al proprio orticello, ma di questa tragedia che opprime decine di famiglie che di cavalli vivono e che rischia di spazzare via un pezzo di storia insostituibile dell’ippica italiana nessuno parla.

Vergogna!!

Maurizio Mattii

 CLASSIFICAZIONE

A giorni l’ufficializzazione della classificazione, con 12 ippodromi fuori ruolo.
Continua il perseguimento di vecchi schemi assistenziali e la mancanza d’imprenditorialità.

Organismo Ippico Italiano

CASO GOCCIADORO

12 dicembre, convegno alla Maura “Non è Zef, ma Zirakzigil…”

…trattandosi di un episodio che non è passato inosservato e di una situazione delicata, vorrei dare la mia versione sui fatti….Di tutto si può dire, ma che non ci siano controlli, questo proprio no..” (Trotto turf 16.01.2016).

Non ce ne voglia Alessandro, ma ci mancava anche che l’episodio passasse inosservato. E per quanto concerne i controlli, legga la lettera denuncia (di cui riproponiamo di seguito uno stralcio) di Mario Minopoli circa le combine di corse e i colleghi presi a spintoni e calci e faccia mente locale alla presenza di allenatori radiati in Europa (Fabrice Souloy) in pista e nei recinti riservati d’ippodromi italiani con in evidenza il pass di maniscalco. Per non citare i casi di doping al cobalto non sanzionati perché manca ancora l’apparecchiatura per le analisi di questa molecola.
Sarebbe meglio che i veterinari nominati dal Mipaaf facessero i controlli mensilmente anche nei centri di allenamento e nelle scuderie, forse ci saremmo evitati di dare partente un cavallo per un altro.
I soldi debbono essere spesi per cause giuste, non per mandare un commissario da Siracusa a Merano o viceversa, quando se ne può reperire uno sul posto, forse più preparato.

Poi ci lamentiamo se all’estero l’Italia ippica è presa per il “paese dei balocchi”!!

Organismo Ippico Italiano

GIUSTIZIA SPORTIVA

Puntuali come i condoni edilizi assistiamo alla sacrosanta indignazione dei  nostri lettori contro i reprobi positivi ai controlli delle sostanze proibite.

Siamo totalmente d’accordo che chi sbaglia deve pagare.

Ma con due premesse ben chiare:

  • La pena deve essere commisurata al “reato”;
  • Tutti, ma proprio tutti devono subire le conseguenze dei propri errori;

Solo quando il giudizio di un “positivo” sarà valutato, come prevede il regolamento, da una commissione tecnica che valuti la valenza legale, analitica, farmacologica e clinica di ogni caso sarà possibile stabilire la gravità e quindi stabilire la pena avremo un sistema trasparente.

E state tranquilli che la lunghezza dei procedimenti non avrà un aggravio rispetto ai tempi  attuali.

Attualmente solo gli allenatori e di riflesso i proprietari pagano le loro presunte colpe, ma il sistema dovrebbe colpire in modo altrettanto duro chi ha inquisito cavalli negativi, chi ha condannato uomini applicando il regolamento dei cavalli, chi ha compilato norme che hanno permesso a molti di essere assolti, chi squalifica cavalli senza una sentenza delle commissioni disciplinari, chi ha scritto ed avallato regolamenti  con palesi carenze che rendono inutili controlli che costano centinaia di migliaia di euro, chi non adegua in tempo reale i regolamenti, chi emette sentenze con giudizi smentiti dagli uffici del ministero, chi trasmette agli organi giudiziari casi totalmente inutili costringendo la filiera a sostenere costi inutili e perdite di tempo.

Chi per clientelismo politico e per rimanere aggrappato alla propria poltrona, non vede, non parla, non sente e non fa niente per evitare le combine delle corse, leggi lettera esposto pubblicata da Mario Minopoli su questo sito e di cui riproponiamo uno stralcio :

 “….Di questo sono testimone, considerato che proprio mio fratello Ferdinando ….. , in una gara tenutasi in un ippodromo, di cui preferisco non fare il nome – dato che altre realtà non sono molto diverse – è stato protagonista di un episodio di presunto disturbo a carico di un altro guidatore. Quest’ultimo al rientro nelle scuderie ha messo in atto una sceneggiata da Far West e mentre si defilava sono spuntati dietro di lui una decina di persone che hanno operato nei confronti di Ferdinando un vero e proprio assalto con tanto di calci e pugni.
Persone che non avrebbero dovuto avere accesso alle scuderie e che invece in barba a tutti gli articoli del regolamento delle corse erano presenti.
Ho potuto costatare che purtroppo intimidazioni e tentativi di corruzione sono frequenti.
Una settimana prima del fatto sopra esposto alcuni sconosciuti, nello stesso ippodromo, sono entrati nelle scuderie e hanno proposto a mio fratello – che ha segnalato il fatto alla giuria che ha annullato la corsa – di 
non correre a fondo…

Solo quando l’ippica, come nel resto del mondo, uscirà dalle stanze della politica e quando, pur ribadendo  la necessità dell’autonomia dei giudici di gara, terminerà l’anarchia gestionale dei giudici stessi, associata a un doping trasparente il sistema sarà credibile, contribuendo al confezionamento di un prodotto certificato, l’opposto dell’attuale, scadente perché non credibile.

La privatizzazione è l’unica carta da giocare e le perdite di tempo, soprattutto per perseguire interessi particolari e non collettivi, sono ferali.

Redblack

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