È arrivata la classificazione degli ippodromi (allegati A,B) e purtroppo non piove acqua fresca e pura ma altre sostanze organiche di natura molto poco nobile.

Gli unici commenti positivi arrivano dai cantori ministeriali, dagli omaggiati e dai portatori di “odio social” verso le società di corse.

Di fatto il trotto siciliano è, per ora, sparito il galoppo in Sardegna è stato cancellato, il trotto di eccellenza al nord è stato eliminato.

Si invoca l’intervento delle istituzioni locali per aiutare l’ippica con investimenti.

I geni ministeriali hanno tolto alla regione Sardegna che ha posto soldi veri a montepremi le corse e l’ippodromo di Villacidro, gestito da un comune che ha investito soldi e che strutturalmente è ottimo, è stato eliminato.

Alcuni parametri che hanno originato queste decisioni si basano sull’ammontare delle scommesse on track e off track , ma non sono gli ippodromi a decidere quando correre in giorni feriali o festivi.

Nulla e stato deciso in base ai servizi resi agli ippici, agli spettatori, agli scommettitori.

Ma solo su una lunghezza o larghezza di pista sulla presenza o meno degli stanziali sulla presenza o meno dell’illuminazione sempre nulla in merito alla qualità.

Operazioni che sistematicamente sono riproposte da dirigenti e politici ippici che con le loro  scelte scriteriate anziché rilanciare hanno smantellato il settore.

Il Mipaaf giustifica il proprio operato sulla base di un parametro di redditività che tutti gli operatori ippici hanno ritenuto aberrante, perché senza alcun valore logico né statistico.
Sono stati inseriti nella classificazione ippodromi senza servizi al pubblico né igienici, senza innaffiamento tra una corsa e l’altra, addirittura senza terminalisti in alcune riunioni, considerati decaduti altri con impianti tenuti alla perfezione.

Si continua a ragionare in rosso e nero e a stravolgere le scale dei valori degli ippodromi italiani.

Con questa classificazione quantitativa e non qualitativa, le società di corse – vicine da sempre al Mipaaf – penseranno sempre e solo ai loro tornaconti, chiedendo continuamente la questua e ostacolando quel ricambio generazionale indispensabile per il settore.

Sono gli ippodromi a decidere se hanno corse tris o meno? Sono gli ippodromi a decidere quali grandi premi possono mettere in calendario?
Assolutamente no, sono gli uffici ministeriali e i loro suggeritori a  decidere tutto e queste scelte scellerate hanno portato ad una diminuzione delle scommesse e dei ricavi del 15% annuo ma vengono messe sulla schiena degli ippodromi.

Le corse in notturna rendono meno di quelle in diurna, perché nei tre mesi estivi il gioco diminuisce sensibilmente. E allora come si dovrebbe procedere secondo gli indirizzi del Mipaaf? Ridurre le corse e montepremi in ippodromi come CesenaMontecatiniVarese e altri impianti che riescono ad avere sino a quattromila presenze per convegno.

Le corse producono introiti diversi se riprese in diretta o trasmesse in differita e la resa aumenta, specialmente per quanto concerne il trotto, se vengono visualizzate anche le sgambature. Sarebbe opportuno che l’Unire ottimizzasse il palinsesto Tv in modo da riservare a corse della medesima categoria medesimo trattamento, l’opposto di quanto avviene. Paradossalmente non è infrequente assistere ad eventi di minima anteposti ad altri ben più qualificati, diffusi in differita. E’ indispensabile determinare i criteri del palinsesto televisivo quali componenti inscindibili e qualificanti lo spettacolo ippico e la redditività dello stesso;

Una corsa guadagna maggiormente se programmata in giorni feriali, quando normalmente sono in attività un numero minore di convegni rispetto ai prefestivi e festivi. Il Mipaaf favorisce nei suoi studi solo un conto di cassa, non di qualificazione e di investimento in termini di pubblico, proprietari, allevatori, allenatori, guidatori. Così operando si potrebbe scommettere solo sulle corse estere e cancellare un indotto di migliaia di persone che traggono dal settore i loro sostentamenti. Per ottimizzare con fatti e non con parole è necessario procedere ad una vera e meritocratica valutazione degli impianti che consideri le caratteristiche attuali, potenziali e il ruolo che dovranno rivestire per lo sviluppo del settore, tenendo conto delle qualità dei servizi resi, dell’accoglienza al pubblico, agli operatori, dei processi di organizzazione, gestione e promozione delle corse. E’ inammissibile che un ippodromo renda, nelle valutazioni ministeriali meno di altri solo perché formula corse qualificate e svolge la sua attività prevalentemente in giorni di intensa programmazione ippica, cercando così di privilegiare l’affluenza di pubblico e di conseguenza una promozione dello spettacolo ippico a tutto tondo.

Pubblicopassioneproprietariallenatoriallevatorilavoratori costituiscono un’unica filiera, senza la quale lo sport dell’ippica perde la sua essenza di cultura, di scommessa intelligente per diventare una “roulette”.

Questo sembra, in contraddittorio, l’intento che traspare dagli studi ragionieristici del Mipaaf.

Per non citare i posti di lavoro che sono in continua diminuzione.

Senza entrare nel merito del cattivo uso della giustizia sportiva, della diminuzione dei ricavi e della trasparenza delle corse, come Mario Monopoli ha segnalato:
Di questo sono testimone, considerato che proprio mio fratello Ferdinando …….in una gara tenutasi in un ippodromo, di cui preferisco non fare il nome – dato che altre realtà non sono molto diverse – è stato protagonista di un episodio di presunto disturbo a carico di un altro guidatore. Quest’ultimo al rientro nelle scuderie ha messo in atto una sceneggiata da Far West e mentre si defilava, sono spuntati dietro di lui una decina di persone che hanno operato nei confronti di Ferdinando un vero e proprio assalto con tanto di calci e pugni….”

La cosa tragica è che il decreto di oggi non parla di soldi in quanto l’abbinamento tra collocazione e remunerazione non è stato ancora messo nero su bianco e se le la formazione politica” del “piano di mezzo vale qualcosa si applicherà lo schema Panzironi: chiamata individuale degli ippodromi e “persuasione” a firmare.

Comunque il decreto odierno rimarca un concetto: non esiste un piano ministeriale per lo sviluppo dell’ippica, ma solo l’accompagnamento attraverso un sostentamento fittizio ad una eutanasia consensuale.

Maurizio Mattii e Marco Montana

All.to A:

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All.to B:

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