Gio. Dic 7th, 2023

Passano i giorni e nulla cambia. Lassù nessuno ci sente e si va avanti alla giornata, tutti, gli ippodromi divisi in tante associazioni che non riescono a trovare un punto di incontro fermi a curare ognuno il proprio interesse, i proprietari, gli allenatori, i driver, i fantini anch’essi divisi e senza un punto in comune che non sia  quello dei pagamenti arretrati. Gli ippodromi non sanno che pesce prendere e quando si decide di scioperare perché  è ora di finirla con l’atteggiamento indifferente e supponente di chi governa c’è sempre qualcuno che si defila, i proprietari, gli allenatori e i guidatori disperati e in agonia da mesi si accontentano di una boccata di ossigeno che non cura il male profondo del bisogno. Ognuno ha come obiettivo il proprio “particolare”, in alcuni casi il potere in altri il denaro, in altri ancora la ricerca spasmodica di visibità, quando ci sarebbe bisogno di fare fronte comune e di farsi vedere forti. Che baraonda!

Intanto c’è chi i propri interessi li fa al segreto delle proprie stanze e nel marasma generale sciala.

E’ il caso dell’Anact, l’unica associazione del trotto dove recentemente si sono registrati allontanamenti forzati e riammissioni, quando non addirittura defezioni con tanto di denuncia di malgoverno.

Riportiamo testualmente da una lettera degli Imprenditori Ippici del trotto e del galoppo pubblicata da Gaet 08.05.2017 (allegato): “la filo-ministeriale Anact si preoccupa di aumentare gli stipendi ai propri dipendenti e di assumere nuovo personale da mettere a disposizione del ministero. Una marchetta da Euro 150.000 x i prossimi tre anni. Euro 150.000 extra che si sommano ai 500.000 Euro che sottraggono alle tasche degli allevatori e ai 50.000 che si tratterranno dai Premi allevatori estero che per ora non stanno pagando“.

Così mentre gli ippodromi aspettano senza sapere quando verranno pagati, i guidatori e i proprietari sono costretti ad aspettare sei mesi per vedere saldati i premi, l’ANACT chiede 150.000 euro per tre anni da utilizzare per aumentare gli stipendi e assumere nuovo personale da mettere a disposizione del Ministero.

Ancora più grave – non ci vogliamo credere – se il nuovo personale fosse legato da parentela con qualche dirigente.

L’ennesima dimostrazione di quanto la nostra ippica sia malata e allo stesso tempo di quanto ci sia bisogno di una tabula rasa dalla quale ripartire.

Fral

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Passano i giorni e nulla cambia. Lassù nessuno ci sente e si va avanti alla giornata, tutti, gli ippodromi divisi in tante associazioni che non riescono a trovare un punto di incontro fermi a curare ognuno il proprio interesse, i proprietari, gli allenatori, i driver, i fantini anch’essi divisi e senza un punto in comune che non sia  quello dei pagamenti arretrati. Gli ippodromi non sanno che pesce prendere e quando si decide di scioperare perché  è ora di finirla con l’atteggiamento indifferente e supponente di chi governa c’è sempre qualcuno che si defila, i proprietari, gli allenatori e i guidatori disperati e in agonia da mesi si accontentano di una boccata di ossigeno che non cura il male profondo del bisogno. Ognuno ha come obiettivo il proprio “particolare”, in alcuni casi il potere in altri il denaro, in altri ancora la ricerca spasmodica di visibità, quando ci sarebbe bisogno di fare fronte comune e di farsi vedere forti. Che baraonda!

Intanto c’è chi i propri interessi li fa al segreto delle proprie stanze e nel marasma generale sciala.

E’ il caso dell’Anact, l’unica associazione del trotto dove recentemente si sono registrati allontanamenti forzati e riammissioni, quando non addirittura defezioni con tanto di denuncia di malgoverno.

Riportiamo testualmente da una lettera degli Imprenditori Ippici del trotto e del galoppo pubblicata da Gaet 08.05.2017 (allegato): “la filo-ministeriale Anact si preoccupa di aumentare gli stipendi ai propri dipendenti e di assumere nuovo personale da mettere a disposizione del ministero. Una marchetta da Euro 150.000 x i prossimi tre anni. Euro 150.000 extra che si sommano ai 500.000 Euro che sottraggono alle tasche degli allevatori e ai 50.000 che si tratterranno dai Premi allevatori estero che per ora non stanno pagando“.

Così mentre gli ippodromi aspettano senza sapere quando verranno pagati, i guidatori e i proprietari sono costretti ad aspettare sei mesi per vedere saldati i premi, l’ANACT chiede 150.000 euro per tre anni da utilizzare per aumentare gli stipendi e assumere nuovo personale da mettere a disposizione del Ministero.

Ancora più grave – non ci vogliamo credere – se il nuovo personale fosse legato da parentela con qualche dirigente.

L’ennesima dimostrazione di quanto la nostra ippica sia malata e allo stesso tempo di quanto ci sia bisogno di una tabula rasa dalla quale ripartire.

Fral

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